Il Dr. Sergio Tabacchi esperto di maculopatie

Il test di Amsler si puo' fare a casa.

La Maculopatia senile 

Si tratta di una patologia oculare a carattere progressivo che provoca un deficit non reversibile della funzione visiva centrale che, come si puo’ facilmente dedurre dal nome, colpisce prevalentemente le persone anziane (circa il 10% nella fascia che va dai 66 a 74 anni e il 30% nella fascia oltre i 75 anni), anche se, sfortunatamente, non mancano casi di maculopatia senile in soggetti piu’ giovani. 
La parte interessata dalla malattia è la macula, ovvero la zona centrale della retina che è preposta alla visione distinta e alla percezione dei dettagli
Si ritiene che questa patologia sia la principale causa di deficit visivo centrale a carattere irreversibile nei Paesi occidentali. 
Le principali forme di maculopatia senile sono essenzialmente due:

  • maculopatia senile secca (anche maculopatia senile atrofica)
  • maculopatia senile essudativa (anche maculopatia senile umida o neovascolare).

La forma secca è quella piu’ comunemente riscontrata (90% dei casi circa), generalmente provoca una moderata riduzione visiva, ed è dovuta a una lenta e progressiva atrofia del tessuto retinico (epitelio pigmentato e fotorecettori). 
La forma essudativa, meno comune (10% dei casi circa), è piu’ grave in quanto generata dalla formazione di nuovi capillari sotto e dentro la retina che hanno la tendenza a rompersi facilmente, provocando la perdita di siero e di sangue con conseguenti processi di cicatrizzazione e distruzione della macula. 

Le cause e i fattori di rischio

Le cause della maculopatia senile non sono completamente note; la maggior parte degli autori concorda sul fatto che esista una combinazione di fattori ambientali e genetici che espone maggiormente al rischio di sviluppare la malattia. Tra i fattori ambientali i piu’ importanti sono l'eta’, il regime alimentare, l'esposizione prolungata alla luce solare, il fumo di sigaretta, il sesso, la razza, le patologie cardiache e l'ipertensione arteriosa.  
Tra i fattori governabili, un regime alimentare scorretto sembra aumentare le possibilita’ di ammalarsi: diversi studi hanno mostrato, infatti, che una dieta ricca di grassi saturi e un consumo eccessivo di bevande alcoliche sono legati a un aumento del rischio, che risulta maggiore del normale anche nei soggetti obesi. 
Altro fattore di una certa importanza sembra essere la prolungata esposizione alla luce del sole; i soggetti piu’ a rischio in questo senso sono i soggetti appartenenti ai fototipi 1 e 2  (pelle molto chiara o chiara, soggetta a scottature solari) 
Il fumo di sigaretta provoca una riduzione della quantita’ degli antiossidanti protettivi che sono presenti a livello oculare; non è un fattore da trascurare in quanto nei fumatori la frequenza della malattia è doppia rispetto a quella relativa ai soggetti non fumatori. 

Anche il sesso sembra avere la sua importanza; nelle donne che hanno superato i 75 anni, per esempio, il rischio di sviluppare la malattia è circa doppio rispetto a quella di un maschio della stessa eta’. 
Per quanto concerne la razza si è visto che nei caucasici il rischio di ammalarsi è maggiore rispetto a quello dei soggetti di razza nera, così come un rischio maggiore viene corso da tutti coloro che soffrono di ipertensione arteriosa o di malattie cardiovascolari. 
Meritano un cenno anche i fattori genetici. Gli studi effettuati per poter determinare le cause che conducono all'insorgere della patologia hanno evidenziato la presenza di rischi genetici in alcuni soggetti dimostrando, senza ombra di dubbio, che in diversi gruppi familiari il rischio di maculopatia è maggiore nei soggetti che hanno parenti prossimi colpiti dalla malattia.

Sono stati identificati un certo numero di geni e di loro varianti (polimorfismi) correlati con la malattia. Tra questi ne esistono tre particolarmente importanti: ARMS2, CFH e C3; non si deve dimenticare che esistono anche dei geni deputati alla protezione dalla malattia, questi geni protettori sono il CFB e il C2. Deve quindi essere chiaro che la presenza di geni predisponenti la maculopatia senile non significa che la malattia si sviluppera’ sicuramente: oggi esistono test non invasivi e indolori che permettono di individuare il rischio che un determinato soggetto ha di sviluppare la maculopatia senile. 

I sintomi e la diagnosi

Diversamente da quanto accade in molte altre malattie, nella maculopatia senile uno dei sintomi assenti è il dolore. Nelle fasi iniziali compaiono effetti di distorsione nella visione fino ad arrivare a una marcata riduzione della visione centrale, che è il sintomo piu’ caratteristico della malattia. L'evoluzione è molto lenta nelle forme asciutte, piu’ rapida nelle forme essudative. 
La maculopatia, anche nelle forme caratterizzate da maggior gravita’, non causa maii cecita’ completa in quanto le visioni periferica e laterale vengono conservate. 
La prima diagnosi puo’ essere fatta eseguendo l'esame del fondo oculare, ma per la definizione del tipo di maculopatia e per la conseguente programmazione del tipo di trattamento da intraprendere è necessario ricorrere a esami strumentali sofisticati quali come la fluorangiografia, l'angiografia al verde di indocianina e la tomografia ottica a radiazione coerente (OCT). 
Una diagnosi precoce è fondamentale in questo tipo di patologia in quanto, pur non essendo disponibili cure che consentono una guarigione dalla malattia, è tuttavia possibile arrestare il suo processo evolutivo. 

Il test di Amsler

Il test di Amsler è un è test "fai da te" che pero’, è bene ricordarlo, non puo’ sostituire una visita oculistica. Per effettuarlo si usa un foglio a quadretti di 10 cm di lato con un punto di fissazione nel centro. Di fronte a un soggetto a rischio, il test si esegue facendo chiudere alternativamente gli occhi e invitando a osservare (eventualmente con l'uso di occhiali per la visione da vicino) il foglio da una distanza di circa 30 cm. Il test evidenzia un segnale d'allarme se viene rilevata una distorsione della quadrettatura (metamorfopsia).

Terapia

Attualmente tutte le cure servono a impedire un ulteriore peggioramento della patologia; è possibile intervenire nei seguenti modi: 

  • Riduzione dei fattori di rischio (abolizione del fumo, controllo della pressione ecc.). Una dieta equilibrata, riveste una certa importanza nel rallentamento del decorso della malattia.
  • Iniezioni intravitreali di farmaci contenenti anticorpi monoclonali che sono in grado di arrestare l'iperproduzione della proteina ritenuta responsabile della crescita dei neovasi, la cosidetta VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor) inibendo in tal modo la crescita di nuovi capillari. Uno dei vantaggi di questa tipologia di farmaci è la loro selettivita’; riescono cioè a "riconoscere" soltanto i capillari di nuova formazione senza danneggiare quelli normali.
  • Impiego di sostanze (betacarotene, zinco, vitamina C e vitamina E in dosi significative, per esempio 1 g e 400 UI rispettivamente). Alcune ricerche hanno impiegato altri integratori (soprattutto luteina e zeaxantina).
  • Uso di occhiali da sole (mai celesti) che proteggano dai raggi ultravioletti.
  • Riabilitazione con speciali ausili (da effettuarsi previa consulenza con un Centro per l’ Ipovisione).

La terapia fotodinamica, introdotta nell'anno 2000, pur migliorando la prognosi, non ha mantenuto le promesse iniziali. Oggi viene meno utilizzata di un tempo, ma ha sicuramente rappresentato un notevole passo avanti nel trattamento della maculopatia. 
Altre tipologie di trattamento sono la fotocoagulazione laser e la chirurgia, ma rispetto ai trattamenti sopra citati, i loro risultati sono da ritenersi modesti.

Articolo a cura del Dr. Sergio Tabacchi, Oculista che è stato a lungo Primario dell'Ospedale di Este.





Domus Medica Srl Via Zanchi, 12 35042 Este (PD) Italy - Tel. +39 0429 50303 Fax +39 0429 59031 - E-mail: info@domusmedicaeste.it - PEC domusmedicaeste@pec.it
P.IVA/C.F. PD 03827560289 - Reg.Imp./R.E.A. PD 340294 - Cap. Soc. € 75.000,00 i.v.